La ghiacciaia di Montescudo

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Via San Paolo dell’Olmo, Montescudo

Prima che venissero inventati i frigoriferi, il cibo (soprattutto la carne) veniva conservato in ambienti chiamati ghiacciaie o conserve. Erano grandi cavità scavate nella terra e rivestite in mattoni o pietre. Durante l’inverno la neve veniva raccolta in questi grandi contenitori e pressata in modo da diventare ghiaccio. In mezzo al ghiaccio o sopra venivano messi alimenti che così si conservavano anche durante l’estate, quando faceva molto caldo.

La documentazione storica sulla ghiacciaia è quasi nulla. Tuttavia, il luogo di costruzione (all’interno dello spalto castellano attrezzato durante il periodo malatestiano e in prossimità di un bastione) depone con buona probabilità per la datazione intorno al XV secolo, periodo in cui Montescudo venne ristrutturato da Sigismondo Pandolfo Malatesta.

Quando nevicava si raccoglieva la neve con le carriole e attraverso una porcini al pianoterra la si versava nella buca. Dentro, una o due persone la stendevano con il badile e la pressavano con i piedi. facevano uno strato di circa 50 cm di neve e uno di 10 cm di paglia, e così via fino a riempire il pozzo. Gli strati di ghiaccio così formati venivano poi rotti con lo scalpello o la punta della vanga. Sopra la ghiacciaia c’era una casa con il tetto per rendere impenetrabile il calore estivo.

Sopra il ghiaccio era possibile conservare anche grossi pezzi di carne destinati alla vendita in macelleria, ma soprattutto Montescudo era il paese dei pescivendoli. Agli inizi del 1900 il commercio del pesce impegnava diverse famiglie del paese. Raccontavano che Mariano Selva scrutava con il suo inseparabile binocolo dalle mura le vele variopinte dei pescherecci in mare. Questo gli confermava la giornata di pesca, così partita con il suo cavallo e il broccio per il porto di Rimini o Cattolica per l’acquisto del pescato. Ritornato a Montescudo, a sua volta vendeva il pesce a diverse famiglie locali meno agiate di lui perché non possedevano né un cavallo né tantomeno il broccio e ogni individuo partiva a piedi con una cassetta di pesce sulle spalle e del ghiaccio preso dalla ghiacciaia per tutto il Montefeltro fino a Carogna (a 31 chilometri da Montescudo) e non rientrava finché non lo aveva venduto.

L’ultimo ad averla utilizzata fino al 1944 fu il macellaio Bucci Edo. Il figlio Michele, che ancora vive a Montescudo, ricorda che negli anni ’40 il babbo aveva creato attorno al muro del pozzo una griglia in ferro dove l’interno veniva riempito di neve e all’esterno venivano appesi con ganci i grandi pezzi di animali macellati.

Nel 1944 fu colpita dai bombardamenti dell Seconda Guerra Mondiale e rimase un pozzo abbandonato pieno di macerie fino agli anni ’80 quando il Comune decise di recuperarla e di valorizzarla.

Gilberto Arcangeli