Vi portiamo tra luoghi ai bordi. Quei piccoli borghi, quelle strade e quei ruderi lontani dai centri e dalle principali vie di comunicazione, ma così importanti per un territorio instabile, che ha bisogno di essere presidiato.

Porre la “periferia” al centro è fondamentale per ripensare lo sviluppo locale, vederne i valori e le opportunità, considerarla punto di contatto con il mondo, nodo di una rete che va dai centri urbani al resto d’Europa.

Questo primo itinerario parte da Rivolpaio, nel Comune di Sant’Agata Feltria e vi porta ad attraversare il Senatello a Casteldelci ed il Marecchia presso Molino di Bascio.

 


“Nelle stanze di questa abitazione si concluse la strage con l’uccisione dei 10 capifamiglia catturati a Tavolicci durante l’eccidio” ci ricorda un cartello posto in località Campo del Fabbro, a due passi da Rivolpaio, a ricordare le violenze che colpirono questa parte di Appennino nel 1944.

Poggio Scavolo e il Monte San Marco che lo guarda, appuntito.
Tramonto. Basta il nome di questo piccolo gruppo di case per evocare la poesia di ciò che si può vedere da quassù. Da Tramonto la strada ci porta a Casteldelci attraversando Monte Rotondo, antico feudo dell’isola amministrativa toscana di Santa Sofia, dove si vedono ancora oggi i ruderi della dimora di Nicola Gambetti, famoso “guaritore” della Valmarecchia.
Nascosta nel bosco, la chiesa della Madonna del Casciao.

Di Caioletto rimane poco, qualche casa, la chiesa e i resti della torre e del cimitero. Ed è proprio per questo che merita una visita, che se fatta in estate, regala ancora il sapore di qualche frutto che rimane a ricordarci la vita di questo piccolo borgo antico.


Riprendendo la strada per le Balze, entriamo nel territorio comunale di Casteldelci. E come non parlare di Fragheto, piccolo borgo appoggiato sulla valle del Senatello, che richiama nuovamente le violenze del ’44. Qui vennero trucidati 30 abitanti e 15 partigiani catturati nella zona nel corso degli scontri con la Brigata Garibaldi Romagnola.


Il Senatello al tramonto, che riscalda il Marecchia e porta l’acqua del Fumaiolo al mare Adriatico.


Attraversato Casteldelci, si risale verso Trebbio e si incontra quella valle che porta al Marecchia. Una valle nascosta, che non si presenta maestosa ed evidente come quelle del Senatello o del Messa. E’ in questa valle che si nasconde Frassineto, sull’antica strada che sale dal castello di Santa Sofia.


Risalendo il Marecchia, sulla dorsale del Monte Loggio si appoggia Gattara, antico feudo dei Carpegna.
E li vicino, il borgo di Campo.


La torre di Bascio spunta dai boschi, come una sentinella a controllo della Via Ariminensis.


Poco sotto la torre, troviamo Molino di Bascio, bagnato dal Torbello, confine tra Stato Pontificio e Gran Ducato di Toscana.

Dell’importanza di Bascio rimane oggi ancora ben visibile l’edificio che fu per molto tempo dogana e che regolava il passaggio di persone e merci tra i due stati preunitari.


Miratoio – dal latino “luogo di osservazione”, grazie alla sua rupe di arenaria sulla quale sorgeva in passato il castello. Le prime notizie storicamente certe risalgono al 1123, quando Ranieri di Carpegna acquistò il castello con i relativi possedimenti. Oggi è una località famosa per il fungo Prugnolo, ma anche per sue grotte e come punto di accesso al Sasso Simone.